“Più felice, più contento, chi coll’opera e col talento, ricco e grande si farà”.

Questo frammento de “Il gatto con gli stivali” mi fa pensare al calzolaio, che con talento e ingegno, ha saputo far sopravvivere un’arte, che sa di cuoio e di colla, in una società  che invece di riparare il vecchio di qualità preferisce sostituirlo con il moderno scadente.

“U scaipparu” era quell’amico di famiglia che in assenza di denaro barattava il proprio lavoro con caciotte o frutta fresca, e che garantiva la durata delle scarpe che nelle famiglie numerose erano considerate una grande ricchezza da tramandare da fratello in fratello.

Quella che sembrava allora una misera eredità, oggi è una grande opportunità occupazionale, da riscoprire e rivalutare, nel rispetto della tradizione e dei mestieri di una volta.

“U scaipparu” è uno degli antichi mestieri esposti al Piccolo Museo Etnografico di Torretta, dove ci sono tutti gli strumenti di lavoro “ru zu Giuliu u scaipparu” (dello zio Giulio) per ricordare un artigiano storico, presente nel territorio.